UN USO PIù CONSAPEVOLE DEL CIBO PER COMBATTERE LO SPRECO ALIMENTARE
Circa 931 milioni di tonnellate di alimenti, pari a 23 milioni di camion da 40 tonnellate a pieno carico. Si tratta della quantità di cibo sprecata nel 2019. Ad affermarlo è il Food Waste Index Report 2021, l’analisi sugli sprechi alimentari che viene eseguita dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) e dall’organizzazione partner Wrap.
L’indagine prende in analisi 54 paesi del mondo e mostra come viene (non) utilizzato il cibo. Ciò che emerge è alquanto problematico: si registrano sprechi di alimenti sia nei paesi ad alto reddito sia nei paesi che registrano gravi problemi di povertà e nella spazzatura finiscono 121 kg di cibo a testa ogni anno.
Nelle famiglie l’11% di cibo disponibile anziché essere consumato viene gettato via, mentre punti vendita e ristoranti sprecano rispettivamente il 2% e il 5%. A tutti questi dati bisogna aggiungere le perdite in fase di rpoduzione, che non vengono conteggiate dall’indagine.
Ciò che si può imparare da questo importante rapporto è sicuramente l’uso ragionato e consapevole del cibo in generale, che consiste nel saper utilizzare anche gli scarti o fare una spesa ragionata senza acquistare in modo spasmodico. Infatti, lo spreco di cibo è strettamente connesso con l’etica: secondo quanto afferma l’Onu, nel 2019 690 milioni di persone hanno patito la fame, senza considerare che il 2020 ha ulteriormente aggravato una situazione già instabile, ma ha anche un forte impatto sull’ambiente in cui viviamo. Infatti, tra l’8% e il 10% delle emissioni globali di gas serra viene associato agli alimenti che vengono prodotto ma non consumati.
Un migliore utilizzo del cibo a disposizione ha quindi numerosi vantaggi per noi stessi, per la società, per l’ambiente in cui viviamo e in cui vivranno le generazioni future: ridurre lo spreco alimentare significa ridurre le emissioni di gas serra e aumentare la disponibilità di cibo andando a eliminare la fame.
Eva Barri





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